lunedì 6 maggio 2013

Conferenza " Genocidio in Vandea"


Conferenza " Genocidio in Vandea"

MOVIMENTO MONARCHICI FEDERALISTI Lucca 03-05-2013 Presso il ristorante il
Bengio, Via Nuova,15 - Guamo - Capannori (Lu) si è tenuta una conferenza dal
titolo " Genocidio in Vandea" Organizzata dal COORDINATORE della TOSCANA
CAV. MAURO MAZZONI, del movimento politico Monarchici Federalisti. Nella sua
introduzione il cav. Mauro Mazzoni ha ricordato gli elementi fondanti del
Movimento ovvero moderatismo, attaccamento alla tradizione cattolica, totale
estraneità a qualunque forma di estremismo e soprattutto ha rivendicato la
centralità della cultura della vita, dalla nascita alla morte naturale dato
che il Movimento  si batte per l’abolizione della legge a favore
dell'aborto. Ha poi  preso la parola il Dott. Piero Mainardi, di Livorno,
laureato in lettere all’Università di Pisa, collaboratore con il periodico
"Il Corriere del Sud" , facente parte dell'Associazione Cristo Re di Livorno
e del Coordinamento regionale Toscano Benedetto XVI, associazioni legate
alla diffusione e alla valorizzazione della liturgia e della dottrina
cattolica tradizionale. Il Dott. Mainardi, ha illustrato contesto storico
nel quale si produsse in Vandea la reazione alla Rivoluzione. I Vandeani,
spregiativamente definiti dai rivoluzionari “contadini ignoranti e
reazionari”, “briganti”, “assassini fanatici” non furano estranei al
movimento di rinnovamento contemporaneo che reclamava alcune riforme di tipo
soprattutto fiscale e di riorganizzazione delle strutture locali di governo
, appoggiando quindi quelle migliorie necessarie a rendere lo stato
monarchico francese più efficiente, ma in un contesto tradizionale e
cristiano, capace cioè di mantenere quella coesione sociale che aveva reso
grande la Monarchia  e prospera la società francese nel corso dei secoli .
Lo miccia che accese lo scontro fu la coscrizione obbligatoria che colpiva
una società prevalentemente agricola che veniva privata di braccia
fondamentali per il lavoro nei campi e peraltro in nome di una guerra
rivoluzionaria che non era minimamente sentita né condivisa dalla
popolazione. Ma la situazione in realtà era già incandescente a causa della
Costituzione civile del Clero che trasformava i sacerdoti in meri funzionari
di uno Stato, che si percepiva sempre più come anticristiano, data la
precedente nazionalizzazione dei beni della Chiesa e, soprattutto, la
successiva persecuzione violenta subita dai tantissimi sacerdoti refrattari
che rifiutarono il giuramento di fedeltà allo Stato rivoluzionario.
Contestualmente il Clero giurato non fu accettato, venendo considerato
estraneo alla vera fede e imposto dal potere centrale; di fatto il clero
refrattario, anche da distanza fu l’unico referente spirituale di gran parte
di quelle popolazioni ed ebbe una importanza enorme nella sollevazione
vandeana. La guerra di Vandea, geograficamente, fu un fenomeno che superò di
molto i limiti dell’attuale omonimo dipartimento e per distinguerlo da
questo si indica il termine di Vandea Militare, comprensiva di gran parte
del nord ovest della Francia. Nella sollevazione i protagonisti furono
principalmente i contadini, venendo i nobili chiamati da questi, per guidare
militarmente la rivolta,  solo in un secondo momento. L’insurrezione scoppiò
nel marzo ’93 e per tre mesi fu costellata di successi militari determinati
da grande valore  mostrato in battaglia e da una straordinaria capacità
organizzativa determinata dalla grande coesione sociale e dalla forte
motivazione religiosa degli insorti. Ma con la battaglia di Savenay del 21
dicembre 1793, dopo quasi sei mesi di vittorie giunse la sconfitta militare
dovuta alla impari disputa tra le forze in campo cui seguì  la travolgente
risposta del governo rivoluzionario. Questo trasformò una già
sanguinosissima vicenda militare in vero e proprio genocidio perpetrato
dalle famigerate colonne infernali autorizzate ad uccidere ogni essere umano
che avessero incontrato in quelle zone (fossero anche patrioti, e con
particolare odio,  sconfinante spesso nel sadismo, si accanirono su donne,
bambini e preti ),a distruggere tutte le abitazioni e bruciare i boschi,
dove gli insorti avevano cercato rifugio. Sono accertati 120.000 morti (dato
minimo) su una popolazione di 800.000 abitanti e la distruzione di almeno il
25% del territorio. I Vandeani, nonostante tutto, riuscirono fino al 1799 a
scatenare forme di resistenza  dette Chouannerie , una sorta di guerriglia,
e in più riprese, anche quando il parossismo rivoluzionario si abbasserà,
continuarono a sollevarsi pur non avendo più la possibilità di disporre di
un esercito con cui combattere in campo aperto le truppe della Rivoluzione.
Solo  con Napoleone lo Stato francese riuscirà a guadagnarsi un minimo di
rispetto da parte di queste popolazioni e grazie alla loro resistenza la
Chiesa riuscirà a stipulerà un Concordato con il governo rivoluzionario ora
in mano a Napoleone che le consentirà di riprendere parzialmente la sua
libertà di azione. Alla notizia di Waterloo i vandeani insorsero nuovamente
in nome del Re. Ma  la restaurazione monarchica fu avara di riconoscimenti
con la Vandea così che al momento della definitiva destituzione della
dinastia dei Borboni non vi sarà nessuna insorgenza . Tuttavia la memoria
delle vicende legate all’insurrezione ha segnato profondamente  quelle
popolazioni di quei territori che restarono a lungo, in taluni casi fino
alla Vͣ Repubblica (1958), una spina nel fianco per lo Stato francese,
almeno  a livello di mentalità. Fondamentale per il riavvicinamento tra il
mondo controrivoluzionario e quello rivoluzionario, tra la Vandea e lo Stato
fu  la Prima guerra mondiale: si benedirono i  tricolori francesi
inserendoci il Sacro Cuore, emblema della rivolta antirivoluzionaria, a
simboleggiare un’integrazione e pacificazione ormai avviata con le
istituzioni repubblicane. Oggi esiste in Francia una proposta legislativa
per chiedere il riconoscimento del genocidio subito dai vandeani. Mainardi
ha concluso il suo intervento invitando a considerare la Vandea come una
categoria dello spirito, nella quale si manifesta la volontà, il diritto e
il dovere  di resistere, anche in modo estremo, quando si vengono lesi i
diritti naturali degli uomini e della società, e quando  si infrangono i
diritti di Dio, tentando di sostituirli con quelli di una astratta ragione
ideologica e rivoluzionaria che sistematicamente si trasformano, come
abbiamo visto più volte nel ‘900, in ideologie assassine e disumane.

A margine della conferenza si è lanciato un invito a partecipare
 al VI pellegrinaggio toscano della Tradizione che si svolgerà
sabato 25 maggio presso il Santuario della Madonna di Montenero  a Livorno.
Per maggiori informazioni coordinamentotoscanoblogspot.com . Alla conferenza
è seguita cena conviviale era presente il seg. generale del movimento
politico Toscana Granducale Geom. Luigi Cartei, il seg. Prov. del movimento
politico La Destra Dott. Daniele Rivieri, Avv. Emanuele Fusi del Foro di
Lucca, il Prof. di storia Pezzi Bruno.


Dottor Thomas Aveni Tramazza

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